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Modulazione temporale della duplice terapia antiaggregante nella PCI complessa: risultati del TAILORED-CHIP trial

Di Simone Budassi

Selezionare il regime e la durata ottimale della duplice terapia antiaggregante (DAPT) nei pazienti sottoposti a intervento coronarico percutaneo (PCI) complesso rappresenta uno dei nodi più complessi della cardiologia interventistica moderna. Mentre la letteratura recente ha ampiamente esplorato strategie di riduzione del sanguinamento o di DAPT breve in pazienti ad alto rischio emorragico, persiste una lacuna di evidenze scientifiche robuste mirata ai pazienti ad alto rischio ischemico sottoposti a PCI complesse (es. lesioni del tronco comune, biforcazioni con tecnica a due stent, lesioni diffuse o lunghe).

Nel trial TAILORED-CHIP [1] Duk-Woo Park, Seung-Jung Park e colleghi hanno randomizzato 2018 pazienti sottoposti ad angioplastica complessa a un gruppo di terapia “tailored” (escalation precoce con ticagrelor 60 mg bid + aspirina <6 mesi, seguita da de-escalation a clopidogrel in monoterapia fino a 12 mesi) versus il gruppo di controllo con DAPT standard (clopidogrel più aspirina per 12 mesi) L’idea di fondo consisteva nell’intensificare la terapia nella primissima fase post-procedurale (fase a elevato rischio trombotico) tramite una duplice terapia precoce con ticagrelor a basso dosaggio (60 mg BID) e aspirina per i primi 6 mesi, per poi de-escalare a una monoterapia con clopidogrel nei successivi 6 mesi per abbattere il rischio emorragico a lungo termine. I pazienti sono stati arruolati in corea del Sud (motivo del dosaggio ridotto del ticagrelor).

I criteri di inclusione anatomici comprendevano PCI sul tronco comune (circa il 23%), biforcazioni complesse (circa il 20%), lesioni lunghe diffuse (>30 mm nell’84% dei casi) e PCI multivasale (oltre il 93%).

L’endpoint primario era un end-point composito di eventi clinici avversi netti (NACE) a 12 mesi, comprendente morte per tutte le cause, infarto miocardico, ictus, trombosi stent, rivascolarizzazione urgente non pianificata e sanguinamenti clinicamente rilevanti (BARC tipo 2, 3 o 5).

I risultati a 12 mesi offrono spunti di riflessione interessanti e tutt’altro che scontati:

  • Endpoint Primario (NACE): Non si è osservata alcuna riduzione degli eventi netti nel gruppo con terapia modulata. Un evento primario si è verificato nel 10,5% dei pazienti nel braccio tailored e nell’8,8% nel braccio DAPT standard (Hazard Ratio 1,19; IC 95% da 0,90 a 1,58; P = 0,21).
  • Eventi Ischemici Maggiori: L’incidenza di eventi ischemici maggiori è risultata simile nei due gruppi (3,9% vs 5,0%, P = 0,25). Sebbene gli endpoint clinici hard  (morte, infarto, ictus) mostrassero un trend numericamente favorevole alla strategia intensificata nei primi mesi, questo vantaggio non si è tradotto in una differenza statisticamente significativa globale a un anno.
  • Il Profilo di Sicurezza (Sanguinamenti): La nota critica principale dello studio risiede nella sicurezza. L’incidenza di sanguinamenti clinicamente rilevanti (BARC 2, 3 o 5) è risultata significativamente superiore nel gruppo a trattamento modulato rispetto al controllo (7,2% vs 4,8%, differenza assoluta 2,45%; P = 0,002). Questo incremento è stato guidato principalmente dai sanguinamenti minori o moderati (BARC 2 e TIMI minore), mentre i sanguinamenti maggiori (BARC 3 o 5) sono rimasti simili (1,7% vs 1,5%).

Il trial TAILORED-CHIP tocca uno dei dogmi più discussi dell’interventistica coronarica: l’utilità di potenziare la DAPT nei pazienti ad alto rischio anatomico:

  1. La scelta del farmaco e del dosaggio: L’utilizzo del ticagrelor a basso dosaggio (60 mg BID) rappresentava un tentativo intelligente di mitigare il noto eccesso di sanguinamento tipico della popolazione asiatica (“East Asian paradox”). Nonostante il sagace “stratagemma farmacologico”, il beneficio ischemico atteso nella prima fase non è stato sufficiente a compensare l’incremento di eventi emorragici legati alla combinazione precoce.
  2. Il confronto con i trial occidentali: A differenza di studi come il TWILIGHT [3] (dove la monoterapia con ticagrelor dopo 3 mesi riduceva i sanguinamenti senza aumentare gli eventi ischemici), nel TAILORED-CHIP l’anticipazione o la modulazione su coorti con anatomie estremamente complesse (oltre il 93% di PCI multivasale) ha evidenziato che la componente emorragica pesa in modo rilevante sul bilancio clinico netto. Gli autori non usano TWILIGHT come un clone del loro studio, ma per fare una riflessione critica sul timing. Nella loro discussione, infatti, ammettono che se avessero adottato un periodo di intensificazione più breve (ad esempio 1-3 mesi anziché 6 mesi, sulla scia di TWILIGHT), la strategia di modulazione temporale avrebbe potuto evitare quell’eccesso di sanguinamenti.
  3. Limiti metodologici: La percentuale di eventi osservata è risultata inferiore, come spesso accade nei trial cardiologici, probabilmente in questo caso grazie all’elevato ricorso all’imaging intracoronarico, (oltre il 70% dei casi) e a una terapia medica ottimizzata, lasciando lo studio leggermente sottodimensionato per rilevare piccole differenze sugli endpoint ischemici puri.

Cosa cambia per il cardiologo?

  • La strategia di modulazione temporale precoce con ticagrelor a 60 mg e successiva de-escalation non trova giustificazione clinica routinaria sulla base di questi dati.
  • Per i pazienti ad alto rischio anatomico e basso rischio emorragico sottoposti a PCI complesse, la standard 12-month DAPT rimane lo standard di riferimento sicuro ed efficace.

Prudenza con l’escalation: Tentare un’intensificazione precoce della terapia con inibitori del recettore P2Y12 di ultima generazione, anche a bassi dosaggi, in pazienti con anatomie complesse ma stabili deve essere valutata con estrema cautela, bilanciando accuratamente il rischio emorragico intrinseco per evitare un incremento ingiustificato dei sanguinamenti clinicamente rilevanti.

Bibliografia:

[1] Kang DY et al. Temporal modulation of antiplatelet therapy in high-risk patients undergoing complex percutaneous coronary intervention: the TAILORED-CHIP randomized clinical trial. Eur Heart J. 2026 May 5;47(17):2044-2055. doi: 10.1093/eurheartj/ehaf652. PMID: 40886179.

[2] Levine GN et al. Expert consensus document: World Heart Federation expert consensus statement on antiplatelet ther apy in East Asian patients with ACS or undergoing PCI. Nat Rev Cardiol 2014;11: 597–606.

[3] Mehran R, et al. Ticagrelor with or without aspirin in high-risk patients after PCI. N Engl J Med 2019;381:2032–42.

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