La riparazione transcatetere della tricuspide riduce gli eventi nei pazienti ad alto rischio: i risultati del TRIC-I-HF trial
Tra le Hot Line presentate all’ESC Congress 2026 di Monaco, il trial TRIC-I-HF rappresenta probabilmente uno dei risultati più importanti nel campo della cardiologia interventistica. Il trial randomizzato TRIC-I-HF ha dimostrato un beneficio non limitato ai sintomi e alla qualità di vita, ma esteso anche alla mortalità e alle ospedalizzazioni per scompenso cardiaco per la riparazione transcatetere della valvola tricuspide nei pazienti ad alto rischio.
Nel trial, pubblicato simultaneamente New England Journal of Medicine (https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa2606934), 360 pazienti con insufficienza tricuspidale severa sintomatica e aumentato rischio di eventi sono stati randomizzati con rapporto 2:1 a riparazione transcatetere associata alla terapia medica oppure a sola terapia medica. Il rischio elevato era definito dalla presenza di una precedente ospedalizzazione per scompenso cardiaco, di sindrome cardiorenale o di sindrome cardioepatica. Si trattava quindi di una popolazione anziana, con età media di 80 anni, e con manifestazioni cliniche già avanzate di scompenso cardiaco destro. Sebbene il protocollo consentisse l’impiego di differenti dispositivi di riparazione, nel 98% dei casi è stata eseguita una tricuspid transcatheter edge-to-edge repair (T-TEER), mediante i sistemi PASCAL e TriClip. I risultati possono pertanto essere interpretati, nella pratica, principalmente come evidenza a supporto della T-TEER.
Entrambi gli endpoint primari sono risultati positivi. A un anno, l’endpoint gerarchico comprendente mortalità per tutte le cause, ospedalizzazioni per scompenso cardiaco e miglioramento clinicamente significativo della qualità di vita ha favorito nettamente la strategia interventistica, con un win ratio di 2.42. Ancora più rilevante è stato il risultato del secondo endpoint primario: l’assenza di morte o ospedalizzazione per scompenso cardiaco a tre anni è stata del 52% nel gruppo sottoposto a riparazione e del 21% nel gruppo in terapia medica, con una riduzione relativa del rischio del 60% (HR 0.40).
Il beneficio è stato soprattutto evidente sulle ospedalizzazioni per scompenso, con un hazard ratio di 0.35 già a un anno e mantenuto durante il follow-up. È emerso inoltre un segnale favorevole sulla mortalità per tutte le cause, con una sopravvivenza stimata a tre anni del 72.3% rispetto al 53.9%. I risultati del TRIC-I-HF confermano ed estendono ad endpoint hard i risultati di precedenti trial randomizzati, come TRILUMINATE Pivotal e TRI-FR, nei quali il vantaggio della T-TEER era stato principalmente determinato dal miglioramento dei sintomi e della qualità di vita, senza una chiara riduzione iniziale di mortalità o ricoveri. Probabilmente, l’arruolamento di una popolazione a rischio clinico più elevato ha permesso un numero atteso di eventi sufficientemente alto da consentire di evidenziare l’effetto del trattamento.
Il trial ha il merito di identificare un fenotipo clinico nel quale l’intervento T-TEER può modificare concretamente la prognosi: pazienti sintomatici, con precedenti episodi di scompenso o iniziale coinvolgimento cardiorenale o cardioepatico, nei quali la valvulopatia rimane ancora anatomicamente ed emodinamicamente trattabile.
Sicuramente va considerato che lo studio è stato condotto in 29 centri tedeschi ad alto volume, con elevata esperienza nella riparazione tricuspidale. A un anno, una insufficienza tricuspidale lieve o inferiore era presente nel 56.3% dei pazienti trattati, rispetto al 19.2% del gruppo di controllo. Gli eventi avversi maggiori a 30 giorni si sono verificati nel 5.9% dei pazienti e il single-leaflet device attachment nell’1.7%, confermando un profilo di sicurezza favorevole nel contesto di centri esperti. Inoltre, restano alcune importanti cautele interpretative. Il disegno open-label può aver influenzato gli endpoint riferiti dai pazienti. Non sono pochi i pazienti (n=48) assegnati alla terapia medica e successivamente passati al trattamento interventistico, anche se il crossover era consentito soltanto dopo un’ospedalizzazione per scompenso già qualificante come evento primario. Infine, il follow-up medio è stato di circa 1.6 anni e soltanto una quota limitata dei pazienti aveva già completato i tre anni.
Nel complesso, TRIC-I-HF segna un passaggio decisivo per il trattamento transcatetere dell’insufficienza tricuspidale. La T-TEER non appare più soltanto una procedura capace di ridurre il rigurgito e migliorare i sintomi, ma una strategia potenzialmente in grado di ridurre eventi clinici maggiori nei pazienti correttamente selezionati. I risultati sono destinati a influenzare le prossime raccomandazioni e a ridefinire il ruolo della T-TEER nel trattamento dell’insufficienza tricuspidale severa.
Bibliografia:
- TRIC-I-HF: ttps://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa2606934
