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Impatto dell’Insufficienza Mitralica Concomitante nella Stenosi Aortica Moderata: Rimodellamento Cardiaco ed Esiti Clinici

Di Oreste Lanza

La valvulopatia mista e multivalvolare è in costante aumento nella popolazione anziana [1]. Tra le forme più frequenti, la coesistenza di stenosi aortica (SA) e insufficienza mitralica (IM) rappresenta una sfida clinica rilevante: una RM di grado moderato o superiore è presente nel 30-40% dei pazienti sottoposti a sostituzione valvolare aortica transcatetere (TAVR) per SA severa [2]. Quando le due lesioni sono entrambe di grado moderato — senza che nessuna raggiunga autonomamente la soglia di intervento — i dati su rimodellamento ventricolare, sintomi ed esiti clinici rimangono scarsi e le attuali linee guida non forniscono indicazioni specifiche [3]. La risonanza magnetica cardiaca (RMC) offre in questo contesto una valutazione quantitativa e integrata di entrambe le lesioni, indipendente dalle interferenze emodinamiche reciproche, e consente una caratterizzazione dettagliata del rimodellamento biventricolare [4].

Materiali e Metodi

Sono stati arruolati consecutivamente 742 pazienti con SA almeno moderata documentata alla RMC, iscritti nel registro prospettico DeBakey-CMR del Houston Methodist Hospital tra il 2008 e il 2023. Di questi, 422 presentavano SA moderata (area valvolare aortica, AVA 1,0-1,5 cm²) e 320 SA severa (AVA <1,0 cm²). I pazienti sono stati stratificati in base alla gravità della SA e all’entità della IM. La IM è stata quantificata volumetricamente come differenza tra il volume sistolico del ventricolo sinistro (VS) e il flusso anterogrado del tratto di efflusso (TSVS), con calcolo dell’indice di volume sistolico (IVS) indicizzato alla superficie corporea. Gli esiti clinici — morte cardiovascolare (CV) e ospedalizzazione per scompenso cardiaco (SC) — sono stati aggiudicati con criteri standardizzati. L’analisi statistica ha incluso regressione di Cox multivariata, e curve di sopravvivenza aggiustate per i principali confondenti clinici e di imaging.

Risultati

Tra i 422 pazienti con SA moderata, 76 (18%) presentavano IM concomitante di grado moderato o superiore (gruppo SA+IM). Rispetto ai pazienti con SA moderata isolata, il gruppo SA+IM era più anziano (età mediana 75,6 vs 72,3 anni), con un indice di comorbilità di Charlson più elevato e una maggiore prevalenza di fibrillazione atriale. Il carico sintomatologico era marcatamente superiore: l’80,3% dei pazienti con SA+IM era in classe funzionale NYHA II-IV, contro il 27,1% di quelli con SA isolata senza IM.

Sul piano del rimodellamento cardiaco, i pazienti con SA+IM mostravano volumi telediastolico e telesistolico del VS significativamente più elevati, maggiore massa miocardica indicizzata, frazione di eiezione del VS (FEVS) ridotta e volumi atriali sinistri aumentati (71,8 vs 50,0 mL/m²; P<0,001). La cicatrice miocardica era più estesa (mediana 2,0% vs 0%; P=0,003) e l’IVS risultava ridotto. Le analisi con spline penalizzate hanno mostrato che, all’aumentare della frazione di rigurgito mitralico, i pazienti con SA moderata presentavano un deterioramento strutturale e funzionale più pronunciato rispetto a quelli con SA severa.

Gli outcome clinici nel gruppo SA+IM sono risultati significativamente peggiori: la mortalità per tutte le cause è stata del 68,4% (vs 30,1% nella SA moderata isolata e 37,9% nella SA severa isolata); la morte CV ha interessato il 64,5% dei pazienti; le ospedalizzazioni per SC il 56,6%. L’endpoint composito (morte CV o SC) si è verificato nell’81,6% del gruppo SA+IM, rispetto al 34,4% e 41,5% dei gruppi di confronto (P<0,001 per entrambi).

All’analisi multivariata di Cox, la IM ≥moderata è risultata un predittore indipendente dell’endpoint composito (HR: 1,86; IC 95%: 1,31-2,65; P<0,001) e della morte CV (HR: 2,00; IC 95%: 1,27-3,14; P=0,003). Ogni incremento del 5% della frazione di rigurgito mitralico si associava a un aumento del 10% del rischio dell’endpoint composito (HR: 1,10; IC 95%: 1,04-1,16; P<0,001). La stratificazione per IVS ha evidenziato che il rischio era particolarmente accentuato nel sottogruppo a basso flusso (IVS <35 mL/m²; P<0,001), mentre nei pazienti a flusso normale la tendenza non raggiungeva la significatività statistica. Nei confronti con i sottogruppi di SA severa con indicazione guideline-based all’intervento (sintomatica o con FEVS <50%), la SA moderata+IM mostrava esiti analoghi o peggiori.

Discussione e Conclusioni

Questo studio dimostra che la coesistenza di SA moderata e IM configura un fenotipo valvolare ad alto rischio, sistematicamente sottostimato dalle strategie gestionali correnti. Il dato più rilevante è che la prognosi di questi pazienti risulta paragonabile — se non peggiore — a quella delle forme di SA severa con indicazione formale all’intervento secondo le linee guida internazionali [3]. La RMC, grazie alla sua capacità di quantificare indipendentemente e con precisione entrambe le lesioni e il rimodellamento biventricolare, si configura come lo strumento diagnostico di elezione in questo scenario [4,5].

Dal punto di vista fisiopatologico, i dati suggeriscono che, nel contesto di SA moderata — in cui il rimodellamento concentrico è meno avanzato — il sovraccarico volumetrico aggiuntivo indotto dalla IM favorisca un fenotipo di rimodellamento eccentrico particolarmente deleterio. La progressiva riduzione del flusso anterogrado e delle velocità aortiche all’aumentare della IM rappresenta un meccanismo patogenetico chiave: quando l’IVS scende al di sotto dei 35 mL/m², il rischio prognostico diventa clinicamente rilevante e statisticamente significativo, identificando questo sottogruppo come prioritario per una sorveglianza clinica più stretta.

I risultati di questo studio identificano un gap terapeutico nelle strategie gestionali attuali e forniscono una solida base razionale per includere sistematicamente la valutazione della IM nella stratificazione del rischio dei pazienti con SA moderata. Studi prospettici randomizzati  saranno determinanti per stabilire se un intervento valvolare precoce, guidato dalla RMC, possa modificare favorevolmente la storia naturale di questa patologia e migliorarne la prognosi.

Bibliografia

1. Unger P, Galloo X, Pibarot P. Mixed valvular heart disease: diagnosis and management. Eur Heart J. 2025;46(24):2261–2274.

2. Mavromatis K, Thourani VH, Stebbins A, et al. Transcatheter aortic valve replacement in patients with aortic stenosis and mitral regurgitation. Ann Thorac Surg. 2017;104(6):1977–1985.

3. Praz F, Borger MA, Lanz J, et al. 2025 ESC/EACTS Guidelines for the management of valvular heart disease. Eur Heart J. 2025;46(44):4635–4736.

4. Myerson SG. CMR in evaluating valvular heart disease: diagnosis, severity, and outcomes. JACC Cardiovasc Imaging. 2021;14(10):2020–2032.

5. Gabr E-M, Xiao M, Saeed M, et al. Impact of concomitant mitral regurgitation in moderate aortic stenosis: assessment of remodeling and clinical outcomes. JACC Cardiovasc Imaging. 2026. https://doi.org/10.1016/j.jcmg.2026.04.015

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