IL CARDIOLOGO DI FRONTE ALL’ANZIANO: I PROBLEMI DI PESO SONO DIVERSI DA QUELLI DEL NON ANZIANO
di Claudio Ferri
01 Febbraio 2021

Da: Carolyn Newberry and Gregory Dakin, Clin Geriatr Med-(2021)

Un tema sempre sotto gli occhi del cardiologo è l’obesità, almeno nel paziente giovane ed in quello di media età. Purtroppo, quello cui non sempre si pensa è, invece, il problema drammaticamente opposto, vale a dire quello del mantenimento del peso corporeo nel cardiopatico anziano. Tale mantenimento, almeno in generale, è così importante da rappresentare un punto cardine per evitare l’ingresso nella fragilità: perdita di appetito, perdita di peso, perdita di “agilità” nel moto e perdita di forza, infatti, costituiscono le 4, drammatiche, perdite che co-generano il precipitare di un cardiopatico anziano da uno stato di relativa “robustezza” ad uno stato di definita fragilità.
In una recente e molto dettagliata disamina sono stati presi in considerazione i singoli aspetti che il cardiologo deve considerare nel proprio paziente anziano:
  • Masticazione
  • Deglutizione
  • Digestione
  • Assorbimento
  • Appetito
  • Contesto sociale e familiare

 

Questo al fine di garantire la prevenzione di perdita eccessiva di massa grassa e, soprattutto, muscolare. In particolare, i due autori insistono sulla necessità che – in modo sistematico – vengano valutati nel paziente anziano le seguenti, semplicissime variabili:
  • Facilità/difficoltà nell’alimentazione quotidiana
  • Tipo di alimentazione quotidiana
  • Indice di Massa Corporea
  • Andamento del peso corporeo nel tempo recente e remoto
  • Parametri metabolici di base
  • Farmaci che possano ridurre l’appetito e/o determinare problemi digestivi

 

Ciò al fine di poter rapidamente intervenire – anche mediante opportune modificazioni comportamentali e dietetiche – se vengono identificati elementi che inducano a pensare ad un possibile ingresso del paziente cardiopatico anziano nella fase sarcopenica.
L’obesità, pertanto, è il vero nemico del cardiologo, ma la registrazione di semplici – se non banali – parametri, consentirà allo stesso cardiologo di evitare l’ingresso del proprio paziente cardiopatico anziano nella temibile fase sarcopenica.