CORPO ESTRANEO
di Eligio Piccolo
01 Gennaio 2021

“Nasce l’uomo a fatica,/ ed è rischio di morte il nascimento,/ prova pena e tormento/ per prima cosa”. 

Un’osservazione all’apparenza semplicistica e cruda del grande poeta recanatese Giacomo Leopardi, ma assolutamente vera se la depuriamo della retorica del nostro gioioso “è venuto alla luce”. Già il concepimento e lo sviluppo in gravidanza è a rischio di malformazioni genetiche, il parto stesso può essere traumatico e, se il cordone si attorciglia, anche mortale. In seguito si deve porre attenzione alla temperatura esterna, al latte, meglio il materno, alle malattie esantematiche, alle infezioni varie e ai vaccini; poi ogni decennio successivo della vita vi insinua nuovi rischi patologici, quasi meteore che ci piovono addosso. Tutto sembra congiurare, come se gli accidenti della vita fossero un continuo corpo estraneo che tenta di aggredirci e dal quale dobbiamo difenderci. Insomma una condanna biblica.
Il termine “corpo estraneo” è stato introdotto in medicina per definire gli oggetti che possono introdursi accidentalmente nel nostro corpo, come una pallottola non mortale o un ferro chirurgico dimenticato in addome dal chirurgo durante l’intervento. Il nostro organismo tenta di isolarli formandovi attorno una barriera protettiva di tessuto “isolante”, il connettivo, per contrastare i possibili effetti dannosi del corpo estraneo stesso. Tutto questo non è poi molto diverso concettualmente da quanto accade a quei corpi invisibili scoperti con il microscopio, i batteri e i virus, contro i quali si mettono in moto altre barriere, ugualmente invisibili, che sono i globuli bianchi e tutto il complesso sistema immunitario, gli anticorpi. Di cui oggi, dopo un secolo di studi sempre più sofisticati, sappiamo molto, ma ne sapremo molto di più a misura che questa astronomia che è il nostro corpo ci farà capire meglio le sue galassie e i suoi buchi neri.
Nel frattempo abbiamo dovuto capire che nella lotta contro microbi e virus spesso non è sufficiente la nostra reazione immunitaria e che i più cagionevoli non ce la farebbero se non si fossero nel frattempo inventati gli antibiotici e i vaccini. Qualcuno li contesta e non si è capito se ciò sia dovuto ad ignoranza o a una specie di selezione naturale affinché i più cretini non sopravvivano.
Il più meraviglioso corpo estraneo con cui si è confrontata la medicina del secolo scorso è l’organo trapiantato. Facile è stato per la cornea che non dà fenomeni di rigetto, più complesso invece per il rene e per il cuore, dove si rende necessaria una selezione preventiva e un trattamento successivo prolungato. I risultati sono stupefacenti come tutti hanno potuto vedere, fra i molti altri, in un famoso magistrato e in un anziano politico, entrambi perfettamente reintegrati nella propria vita e in quella di relazione.
Minore successo invece si è ottenuto nell’allontanare i molti corpi estranei che in parte ci colgono a tradimento, come l’infarto, l’ictus e le neoplasie, e in parte ci inoculiamo noi stessi con le droghe, l’adipe e i comportamenti sconsiderati. Non ultima la violenza, piccola o grande contro il prossimo e sé stessi. Il tutto induce a ricordare un pensiero di Martin Luther King:  ”La vera misura di un uomo si vede non nei momenti di comodità o convenienza, ma tutte le volte in cui affronta il rischio o la sfida.”