I disturbi mentali sono un fattore di rischio per l’infarto miocardico?
I disordini mentali rappresentano un fattore di rischio per le sindromi coronariche acute? Si, soprattutto se si tratta di disturbi d’ansia, sindrome depressiva e sindrome post traumatica da stress. E’ questa la conclusione di una metanalisi recentemente pubblicata su JAMA Psychiatry che ha coinvolto 25 studi per un totale di oltre 22 milioni di pazienti, con un’età media di 48 anni ed oltre il 40% di donne. I disturbi più frequentemente indagati sono stati i disturbi d’ansia (9 studi [36%]), quelli depressivi (10 studi [40%]) e i disturbi da uso di sostanze (4 studi [16%]) [1].
Del campione iniziale di 22.048.504 partecipanti, 2.853.773 (12,9%) avevano ricevuto una diagnosi di disturbo mentale al basale e 317.780 (1,4%) soddisfacevano i criteri per un evento di SCA (sindrome coronarica acuta).
I principali risultati della metanalisi sono stati i seguenti:
- I disturbi d’ansia sono risultati significativamente associati ad un aumento del rischio di infarto miocardico acuto (IMA) in 5 studi (HR 1.63)
- la depressione è risultata significativamente associata a un aumento del rischio di SCA in 6 studi (HR 1.40)
- i disturbi bipolari non sono risultati significativamente associati ad un aumento del rischio di IMA in 3 studi (HR 1.48)
- i disturbi psicotici non sono risultati significativamente associati ad un aumento del rischio di IMA in 2 studi (HR 0.97)
- i disturbi del sonno sono risultati significativamente associati a un aumento del rischio di SCA in 3 studi (HR 1.60)
- il disturbo post traumatico da stress è risultato significativamente associato ad un aumento del rischio di IMA in 2 studi (HR 2.73)
- il disturbo da uso di sostanze è risultato significativamente associato ad un aumento del rischio di IMA in 3 studi (HR 2.41)
- Le malattie mentali gravi non sono risultate associate ad un aumento del rischio di reinfarto in 2 studi (HR 1.14)
Questa revisione sistematica della letteratura che si è focalizzata sull’associazione tra i disturbi mentali e le SCA, ha rilevato che i disturbi depressivi, d’ansia, post-traumatici e del sonno sono associati ad un aumento del rischio di SCA; al contrario i disturbi bipolari e quelli psicotici non hanno raggiunto la significatività statistica, nonostante evidenze precedenti suggeriscano che possano comunque essere associati alle malattie cardiovascolari ed alla loro mortalità [2] .
In continuità con la letteratura esistente, questa revisione riafferma i disturbi mentali come potenziale fattore di rischio per le malattie cardiovascolari, questa associazione può coinvolgere i fattori di rischio vascolari tradizionali, un link genetico con la malattia coronarica, stati pro-infiammatori, risposte fisiologiche esagerate agli stress acuti (ad esempio, aumentata iperattività adrenergica) e le loro conseguenze (aumento delle catecolamine plasmatiche, vasocostrizione e attivazione piastrinica). Inoltre, i comportamenti guidati dal disturbo (ad esempio, strategie evitanti nei disturbi d’ansia) possono predisporre ed amplificare comportamenti non salutari (ad esempio, una ridotta cessazione del fumo) negli individui con disturbi mentali [3-4].
Questa revisione ha osservato un rischio più elevato di eventi coronarici acuti tra i pazienti con disturbo da stress post-traumatico e disturbi del sonno. Oltre ai meccanismi tradizionali, è stato ipotizzato che le alterazioni del sonno rappresentino un fattore determinante significativo della malattia coronarica in entrambi i disturbi, in linea con precedenti evidenze che indicano come le alterazioni associate al disturbo post traumatico da stress siano quelle più fortemente correlate a una storia di infarto miocardico. Il sonno inadeguato è, infatti, associato ad un cattivo controllo glicemico e ad un aumento dello stress ossidativo, fattori che possono amplificare i sintomi del disturbo post traumatico da stress e mediare il rischio di IMA [5].
Studi prospettici ben progettati potrebbero stimare in quale misura il sonno medi l’associazione tra il disturbo post traumatico da stress o altri disturbi mentali e la SCA, soprattutto considerando che i sintomi del sonno sono spesso sotto-considerati.
È da notare come in questa metanalisi i disturbi psicotici non siano risultati associati a un aumento del rischio di IMA; in contrasto con studi precedenti che suggerivano il contrario, considerato anche che i farmaci antipsicotici sono associati a fattori di rischio vascolari tradizionali, tra cui aumento di peso, alterazioni lipidiche, insulino-resistenza ed effetti cardiaci avversi diretti.
La metanalisi presenta molti punti di forza: l’inclusione di studi di coorte con ampie dimensioni campionarie provenienti da più database, l’uso di una strategia di ricerca ampia e l’utilizzo di una metodologia statistica adeguata che permette una sintesi dei dati generalmente affidabile; tuttavia, presenta, anche, alcune limitazioni, tra cui la non precisa segnalazione delle caratteristiche basali delle popolazioni, inclusa la durata del follow-up, il tipo di IMA (ad esempio STEMI o NSTEMI) o il tipo di farmaci psicotropi, l’elevata eterogenietà di alcuni studi inclusi e la predominanza di studi retrospettiva che limita la capacità di poter definire una causalità diretta.
Questo studio rafforza il concetto che i disturbi mentali rappresentano un importante fattore di rischio per le malattie cardiovascolari e non è un caso che durante l’ultimo congresso della Società Europea di Cardiologia sia stato presentato un documento [6] che si occupa di questo legame che forse risulta ancora essere un po’ trascurato nella pratica clinica quotidiana. La comprensione di meccanismi biologici e comportamentali apre la strada a interventi mirati, come il miglioramento della qualità del sonno, il controllo dello stress e la gestione integrata dei fattori di rischio cardiovascolare nei pazienti con disturbi mentali. Come comunità scientifica dovremmo compiere lo sforzo di integrare la salute mentale nella prevenzione cardiovascolare e di sviluppare studi prospettici più dettagliati per chiarire le associazioni specifiche, soprattutto per disturbi psicotici e bipolari.
Inizio modulo
Bibliografia di riferimento:
- Gupta A, Tejpal T, Seo C, Fabiano N, Zhao S, Wong S, Qiu Y, MacNeil J, Kim DR, Aleksova N, Siddiqi S, Solmi M, Fiedorowicz JG. Mental Disorders as a Risk Factor of Acute Coronary Syndrome: A Systematic Review and Meta-Analysis. JAMA Psychiatry. 2026 Jan 14. doi: 10.1001/jamapsychiatry.2025.4253. Online ahead of print
- Correll CU, Solmi M, Veronese N, et al. Prevalence, incidence and mortality from cardiovascular disease in patients with pooled and specific severe mental illness: a large-scale meta-analysis of 3 211 768 patients and 113,383,368 controls.World Psychiatry. 2017;16:163-180.
- Halaris A. Inflammation-Associated Co-morbidity Between Depression and Cardiovascular Disease. In: Dantzer R, Capuron L, eds. Inflammation-Associated Depression: Evidence, Mechanisms, and Implications. Springer InternationalPublishing; 2016:45-70 Fine modulo
- Benninghoven D, Kaduk A, Wiegand U, Specht T, Kunzendorf S, Jantschek G. Influence of anxiety on the course of heart disease after acute myocardial infarction—risk factor or protective function? Psychother Psychosom. 2006;75:56-61
- AkosileW, Young R, Lawford B, Voisey J, Colquhoun D. PTSD symptoms associated with myocardial infarction: practical clinical implications. Australas Psychiatry. 2018;26:60-64
- Bueno H, Deaton C, Farrero M, Forsyth F, Braunschweig F, Buccheri S, Dragan S, Gevaert S, Held C, Kurpas D, Ladwig KH, Lionis CD, Maas AHEM, Merșa CO, Mindham R, Pedersen SS, Rojnic Kuzman M, Szmit S, Taylor RS, Uchmanowicz I, Vilchinsky N; ESC Scientific Document Group. 2025 ESC Clinical Consensus Statement on mental health and cardiovascular disease: developed under the auspices of the ESC Clinical Practice Guidelines Committee. Eur Heart J. 2025 Nov 3;46(41):4156-4225. doi: 10.1093/eurheartj/ehaf191.
