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Cardiomiopatia atriale: marcatori e outcome clinici

Di Oreste Lanza

Introduzione

La cardiomiopatia atriale (AtCM) è oggi riconosciuta come una condizione patologica caratterizzata da rimodellamento strutturale, funzionale ed elettrofisiologico del miocardio atriale, associata a un aumentato rischio di fibrillazione atriale (FA), ictus ischemico e insufficienza cardiaca1-4. Nonostante la crescente importanza clinica, manca ancora una definizione diagnostica universalmente condivisa, e la condizione viene spesso identificata solo dopo la comparsa di complicanze cardiovascolari.

Tradizionalmente la fibrillazione atriale è stata considerata il principale evento patologico, mentre evidenze più recenti suggeriscono che la cardiomiopatia atriale possa rappresentare il substrato strutturale comune su cui si sviluppano sia la FA sia eventi tromboembolici e scompenso cardiaco. In tale prospettiva, il danno atriale potrebbe precedere l’aritmia e contribuire autonomamente al rischio clinico, rendendo cruciale l’identificazione precoce di marcatori di disfunzione atriale.

Lo studio5 si propone quindi di definire soglie di riferimento per i principali marcatori di cardiomiopatia atriale, valutarne la prevalenza nella popolazione generale, identificare i fattori di rischio associati e studiare la relazione tra tali marcatori e lo sviluppo futuro di fibrillazione atriale, ictus e insufficienza cardiaca, valutandone inoltre il contributo nella stratificazione del rischio clinico e genetico.

Metodi

L’analisi è stata condotta utilizzando i dati della UK Biobank, includendo 26.467 individui che avevano eseguito risonanza magnetica cardiaca e registrazioni elettrocardiografiche complete, privi di precedente diagnosi di fibrillazione atriale, ictus o insufficienza cardiaca al momento dell’arruolamento. Il follow-up mediano è stato di circa cinque anni.

La cardiomiopatia atriale è stata definita sulla base di quattro marcatori principali ottenuti tramite imaging cardiaco ed elettrocardiogramma: dilatazione atriale sinistra LAVIMax > 60 mL/m²/ LAVIMin > 30 mL/m²; disfunzione meccanica atriale frazione di svuotamento atriale sinistra < 45%; prolungamento dell’onda P durata onda P > 120 ms; anomalia della P-wave terminal force (PTF) PTF ≥ 5000 μV·ms.

La presenza di uno o più marcatori indicava coinvolgimento atriale, mentre la presenza di due o più suggeriva una forma più avanzata di rimodellamento.

Risultati

I marcatori di cardiomiopatia atriale risultavano relativamente frequenti nella popolazione studiata: il 15,7% dei partecipanti presentava almeno un marcatore, mentre il 2,3% mostrava la presenza di due o più marcatori. Ciò indica che circa un individuo su sette presenta segni di rimodellamento atriale anche in assenza di patologia cardiovascolare clinicamente manifesta.

L’analisi dei fattori associati ha evidenziato un ruolo predominante dell’età avanzata, del sesso maschile, dell’ipertensione arteriosa e della cardiopatia ischemica nello sviluppo di cardiomiopatia atriale. Anche l’elevato consumo di alcol e l’aumento dell’indice di massa corporea risultavano correlati al danno atriale, con una differenza di genere interessante: l’obesità mostrava un’associazione più marcata negli uomini rispetto alle donne.

Durante il follow-up si osservava una chiara relazione dose-risposta tra numero di marcatori e sviluppo di fibrillazione atriale. I soggetti con almeno un marcatore presentavano un rischio quasi doppio di sviluppare FA (HR 1,88), mentre nei soggetti con due o più marcatori il rischio risultava oltre quattro volte superiore (HR 4,59) rispetto agli individui senza segni di cardiomiopatia atriale.

Analogamente, la presenza di marcatori multipli risultava fortemente associata allo sviluppo di insufficienza cardiaca (HR 3,08) e ictus ischemico (HR 3,07), suggerendo che il danno strutturale e funzionale atriale contribuisca non solo all’aritmia ma anche alla compromissione emodinamica e al rischio tromboembolico.

Discussione

Lo studio conferma che la cardiomiopatia atriale rappresenta un substrato patologico comune alla fibrillazione atriale, all’ictus e allo scompenso cardiaco, suggerendo che il danno atriale non sia solo una conseguenza dell’aritmia ma un processo patologico autonomo e progressivo.

I risultati supportano l’ipotesi che la valutazione strutturale e funzionale dell’atrio sinistro possa migliorare la capacità di identificare individui a rischio prima della comparsa di manifestazioni cliniche con un net reclassification improvement (NRI) del 13,7%, nella riclassificazione del rischio di FA rispetto ai classici score clinici. Questo approccio potrebbe consentire strategie preventive mirate alla modifica dei fattori di rischio e alla prevenzione del rimodellamento atriale.

L’integrazione di imaging cardiaco, parametri elettrocardiografici e dati genetici apre inoltre la prospettiva di una stratificazione del rischio più personalizzata rispetto ai modelli attuali basati esclusivamente su fattori clinici.

Limiti dello studio

Gli autori riconoscono alcuni limiti metodologici, tra cui la possibile mancata diagnosi di fibrillazione atriale silente, la mancanza di imaging seriato e di alcuni parametri di risonanza (es. quantificazione della fibrosi) per valutare la progressione della malattia e la potenziale presenza di fattori confondenti residui.

Conclusioni

I marcatori di cardiomiopatia atriale sono presenti in una quota significativa della popolazione adulta e risultano fortemente associati allo sviluppo futuro di fibrillazione atriale, insufficienza cardiaca e ictus ischemico. L’identificazione precoce del rimodellamento atriale potrebbe consentire interventi preventivi mirati, suggerendo un possibile cambiamento di paradigma dalla gestione dell’aritmia alla prevenzione del danno strutturale atriale.

La cardiomiopatia atriale emerge quindi come un potenziale nuovo target diagnostico e terapeutico nella prevenzione cardiovascolare.

References

  1. Goette A et al. EHRA/HRS/APHRS/SOLAECE expert consensus on atrial cardiomyopathies. J Arrhythm, 2016.
  2. Edwards JD et al. Atrial cardiopathy and risk of stroke and AF. J Am Heart Assoc, 2020.
  3. Sajeev JK et al. The atrium and embolic stroke. JACC Clin Electrophysiol, 2020.
  4. Johnson LS et al. Markers of atrial myopathy in the general population. JACC Clin Electrophysiol, 2023.
  5. Vad OB et al. Atrial cardiomyopathy: markers and outcomes. European Heart Journal, 2026.

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