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TRATTAMENTO ACUTO DELL’ICTUS: LA “NECESSITÀ” DI CORRERE

Di Antonella Labellarte

Rivista The Lancet di agosto, un importante editoriale commenta un articolo a firma J. Emberson e coll. con i dati della metanalisi condotta sui principali trials che hanno studiato l’utilizzo della trombolisi nell’ictus (dissolvimento del trombo mediante infusione di alteplase per via sistemica).

“Lo stroke è paragonabile all’infarto e ad un trauma acuto: richiede velocità di trattamento”. “Bisogna che i medici che hanno il compito di trattare pazienti con un ictus acuto sentano la “necessità” di correre, anche se a differenza dell’infarto e del trauma, non vi sono segni del dolore sul viso del paziente che facciano percepire quanto sia importante essere veloci”.

L’analisi è condotta su dati provenienti da 6756 pazienti. I dati sono definitivi: la trombolisi con alteplase da risultati neurologici eccellenti a 3-6 mesi se paragonata ai controlli, anche considerato il dato dell’aumento delle emorragie cerebrali fatali precoci.

Il fattore più importante per l’efficienza del trattamento è il tempo: più precoce è l’intervento migliore è il risultato.

L’età e il grado di severità dell’ictus non modificano l’effetto: sia i pazienti giovani sia quelli anziani, sia quelli con stroke moderati sia severi hanno tratto benefici dalla trombolisi.

La realtà attuale è che i pazienti con ictus acuto ricevono raramente il trattamento con trombolisi oppure lo ricevono con grande ritardo. Velocizzare il trattamento implica un efficace lavoro di equipe: vi è un’esperienza finlandese condotta a Helsinki in cui è stato possibile un approccio ingresso in ospedale-trombolisi con una mediana di 20 minuti; a Berlino è stata effettuata la TAC in ambulanza e in alcuni casi reso possibile addirittura la somministrazione del trombolitico prima dell’arrivo in ospedale. Ma si tratta di esperienze isolate. Non è questa la realtà nella maggior parte del mondo.

Poiché chiaramente anche i pazienti più anziani e quelli con ictus di grado modesto hanno tratto giovamento dalla trombolisi precoce, gli autori dell’editoriale si spingono a dire che i dati di cui siamo attualmente in possesso rendono obsolete le indicazioni europee contenute nella scheda tecnica del farmaco che escludono dal trattamento con alteplase i pazienti con età superiore a 80 anni e quelli con ictus severo. Il riscontro poi di un piccolo beneficio che si ottiene con la somministrazione del trattamento fino a quattro-cinque ore dall’insorgenza dei sintomi rende parimenti datata l’indicazione della FDA americana e della Health Canada a non trattare i pazienti a più di tre ore dall’inizio della sintomatologia.

Fonti:
Emberson J, Lees KR, Lynden P et al. Effect of treatment delay, age, and stroke severity on the effects of intravenous thrombolysis with alteplase for acute ischaemic stroke: a meta-analysis of individual patient data from randomized trials. Lancet 2014 http://dx.doi.org/10.1016/S0140-6736(14)60584-5
Hill M D, Coutts B S. Alteplase in acute ischaemic stroke: the need for speed. http://dx.doi.org/10.1016/S0140-6736(14)60662-0

Antonella Labellarte
Cardiologa
Ospedale S. Eugenio, Roma

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