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SIGARETTE ELETTRONICHE: COSA DICIAMO AI PAZIENTI?

Di Antonella Labellarte

A distanza di tempo due articoli sulla prestigiosa rivista Circulation, un report in luglio dell’OMS, gli articoli comparsi sulla stampa (prof. Veronesi, La Repubblica.it, e repliche) inducono a fare un po’ il punto, se possibile, sulla sigaretta elettronica.

Cosa dire ai nostri pazienti, a che punto siamo della conoscenza?  

L’utilizzo della sigaretta elettronica è cresciuto in maniera significativa e si stima che in 10 anni l’introito ad esso collegato supererà quello delle normali sigarette. Ovvio che siano in ballo dei grossi interessi e che vengano pubblicizzate come ”..più salutari, pulite e a buon mercato..”.

In giugno di quest’anno una compagnia americana ha avviato una campagna pubblicitaria sulla prima e-cig prodotta in America, l’esempio verrà presto seguito da altre compagnie e questo ne aumenterà di molto la diffusione. Fino ad oggi la produzione era quasi esclusivamente di pertinenza cinese, senza che vi fosse praticamente alcun intervento da parte di enti regolatori sui meccanismi di produzione e sulla certificazione dei contenuti. Il fatto che non vi fosse tassazione ha permesso inoltre che il prodotto fosse venduto piuttosto a buon mercato.

Il primo punto a favore dell’e-cig e’ stato sin dall’inizio l’ipotesi che potesse trattarsi di un ottimo sistema per aiutare a smettere di fumare. L’e-cig infatti non solo consente l’inalazione di quantità determinate di nicotina, ma “mima” anche quelli che sono gli aspetti comportamentali così importanti nell’abitudine al fumo. Circa la metà dei fumatori che hanno tentato di smettere di fumare ha provato la sigaretta elettronica: la quantità di nicotina di un puff elettronico e’ pari in quelle a contenuto più elevato, al 20% della nicotina presente in una sigaretta. Sono quindi giudicate inadeguate da alcuni fumatori a risolvere il problema dell’astinenza, ma sicuramente sono preferite agli altri sistemi a rilascio di nicotina.

Sappiamo comunque che a dispetto della pubblicità a volte ingannevole, non si tratta solo di un innocuo vapore acqueo da inalare, ma il sistema è dotato di una batteria che consente il riscaldamento e la vaporizzazione, di un carrier della nicotina e che inoltre vengono inalate moltissime particelle ultra fini.
Quello che NON sappiamo è se siano meno dannose a lungo termine rispetto alle sigarette e per ora è assai difficile calcolare il rischio collegato al glicol propilene, alle particelle ultra fini, al riscaldamento.

I dati clinici in nostro possesso ad oggi provengono da studi su animali in cui sono stati documentati un rischio aumentato di infezioni polmonari, compromissione del sistema immunitario, la possibilità che alcuni solventi si trasformino in agenti cancerogeni o che alcuni componenti possano avere addirittura un impatto sulle cellule staminali. Ancora non sappiamo nulla sul rischio collegato al doppio utilizzo: vi sono infatti delle persone che utilizzano le e-cig negli ambienti dove non è consentito fumare.

Quindi cosa dobbiamo ragionevolmente dire ai nostri pazienti?
SEMPLICE, per i non fumatori NON INIZIATE. Non si tratta di un’alternativa chiaramente salutare.

Il problema è meno semplice ovviamente con i fumatori: come far passare queste informazioni relative alla salute in questo periodo di incertezza, contro un’industria così bene organizzata?

Prima assunzione: allo stato attuale dell’arte NON abbiamo dati.

Seconda: se questo è vero sappiamo che per i fumatori vi è comunque una riduzione nell’assunzione di nicotina. Pertanto sembra ragionevole che i pazienti le utilizzino o come strategia per la sospensione (max 4-6 settimane) o al posto delle sigarette, ma sottolineando ancora una volta che non abbiamo dati a lungo termine. Occorre quindi che nella raccolta dell’anamnesi correttamente la domanda: “Lei fuma?” venga sostituita da: “Lei fuma sigarette o e-cig?”

Per concludere le e-cig sembrano essere meno tossiche delle sigarette normali, sono prodotti tuttora non soggetti a chiara regolamentazione, non è provato che riescano a far smettere di fumare, contengono un gran numero di particelle utrasottili il cui effetto sul parenchima polmonare a lungo termine è ancora da valutare.

Fonti:
Franck C et al. Electronic Cigarettes in North America: History, Use, and Implications for Smoking Cessation Circulation. 2014;129:1945-1952
Grana R et al. E-Cigarettes: A Scientific Review Circulation. 2014;129:1972-1986

Antonella Labellarte
Cardiologa
Ospedale S. Eugenio, Roma
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