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LA RECESSIONE AUMENTA IL GIROVITA

Di Antonella Labellarte

Se i portafogli sono scesi di spessore in questo periodo di difficoltà economica, i sondaggi dicono che il girovita aumenta.

Apparentemente una affermazione un pò strampalata, sta di fatto che negli Stati Uniti, con l’aumentare del tasso di disoccupazione, i consumatori, sempre più in bolletta, cercano per far quadrare il bilancio, di acquistare alimenti più economici. Fin qui non ci sarebbe nulla di male se questo volesse dire acquistare verdura fresca o frutta direttamente dai produttori (a beneficio dei piccoli produttori, senza i costi dell’intermediazione…), alimenti sani e a buon mercato. La realtà è che invece risultano cibi più economici quelli inscatolati, elaborati a livello industriale o serviti nei fast food. Senza andare tanto lontano, nei soliti Stati Uniti, regno del “mercato”, dei sondaggi, della pubblicità, è esperienza comune che anche in Italia i giovani a corto di denaro, per mangiare assieme, si riuniscono nelle grandi catene fast food (vedi il Big Mac!!), decisamente più a buon mercato delle nostre tradizionali pizzerie.

Il risultato è che aumenta il rischio di diabete mellito, aumenta la percentuale di obesi. E la nostra attenzione non deve mancare. Se infatti i consumatori, pur avendo la percezione di assumere alimenti meno sani, continuano a comprare cibi “low cost”, compito di chi si occupa di salute è sottolineare l’estrema importanza di assumere comportamenti quotidiani che garantiscano l’adozione di sani stili di vita.



Per fare degli esempi – a volte sembra difficile avere coscienza di comportamenti dannosi per la salute e invece apparentemente innocui – non bisogna cedere agli snack con patatine, dolcetti, merendine tra i pasti, che da un lato garantiscono un senso di sazietà e consentono di arrivare meno affamati ai pasti principali, dall’altro “regalano” un mucchio di calorie. La vendita di patatine fritte, tanto per dare un’idea, è cresciuta del 22% in America quest’anno rispetto al 2007.

Per motivi economici, si mangia più a casa, si dice. Ma in realtà si consumano più cibi surgelati e da riscaldare al microonde. Poche vitamine, pochi antiossidanti e il tasso di obesità cresce.



Allora i banali consigli – ma basterebbe il buon senso della nonna! – :

  • pensare a ciò che si mangia con un pò di anticipo aiuta a rendersi conto della qualità del cibo che si assume;
  • preparare la lista della spesa sembra che induca a comprare meno impulsivamente merendine, caramelle o in generale snack di vario genere e tipo;
  • cercare di cucinare da soli ciò che si mangia: il tempo che si impiega a preparare e la qualità di ciò che si utilizza, garantisce senz’altro porzioni più adeguate, la possibilità di congelare e mangiare “sano” tutta la settimana;
  • portare il proprio panino al lavoro: più economico e più nutritivo
  • comprare l’insalatina fresca e non imbustata (sapete quanto costa meno? Impressionante!)
  • bere acqua: risparmio e meno zuccheri presenti nelle bibite

E poi, più in generale, rimandiamo ai consigli di Michael Pollan sul cibo, vedi la newsletter in archivio.

Antonella Labellarte
Cardiologa
Ospedale S. Eugenio, Roma

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