IL DIBATTITO SUL SALE
Sale e malattie cardiovascolari, il dibattito continua. Per quanto possa sembrare strano, in giugno di quest’anno si è tenuta una sessione senza esclusione di colpi alla joint conference tra la Società Europea dell’Ipertensione (ESH) e la Società Internazionale dell’Ipertensione (ISH).
Il messaggio che ne è venuto fuori è più o meno questo: non vi deve essere alcuna discussione sulla pericolosità della quantità di sale introdotta con la dieta come causa di malattia cardiovascolare e i medici devono avere un ruolo più attivo nell’educare la popolazione a ridurre l’introito salino e nel promuovere solo studi scientifici di alta qualità.
Ciò che è interessante è che studiosi come il Dr. Norm Campbell (Libin Cardiovascular Institute of Alberta, Calgary) o il Dr. Graham Mac Gregor (Wolfson Institute of Preventive Medicine, Londra) hanno apertamente affermato che qualsiasi controversia relativa all’apporto salino nella dieta, come causa di malattia cardiaca e ictus, è il risultato di una ricerca metodologicamente debole o prona a interessi commerciali. Hanno criticato, ad esempio, i metodi usati in alcuni studi per la misurazione dell’assunzione di sale (PURE study) e “tuonato” contro accademici che hanno interessi commerciali nell’industria del cibo e del sale, che … hanno pubblicato lavori “confondenti” e spesso su riviste importanti, citando “… JAMA in particolare che pubblica studi che non sarebbero mai stati accettati se proposti da uno studente di medicina”. Le riviste accetterebbero questi lavori allo scopo di aumentare il numero delle citazioni e la pubblicità pubblicando studi contraddittori.
Così la World Hypertension League (WHL) ha recentemente chiamato a raccolta gli studiosi per definire degli standard da utilizzare nelle ricerche sull’introito salino proprio per incoraggiare la produzione di lavori scientifici di elevata qualità e dai risultati affidabili.

Sia Campbell sia MacGregor hanno citato dati statistici impressionanti: la riduzione di due grammi nella quantità di sale consumata quotidianamente si tradurrebbe in una riduzione del 20% degli eventi cardiovascolari. Citando un report del 2010 hanno affermato che approssimativamente il 32% dei casi di ipertensione sono causati da un eccessivo introito salino, numero che si traduce in circa 300 milioni di persone. Inoltre il Global Burden of Disease Study ha stimato 3 milioni di morti, 61 milioni di anni di disabilità e 57 milioni di anni di vita perduta correlati all’introito salino con la dieta nel 2010. Sono numeri catastrofici.
Negli ultimi 5 anni però vi sono stati importanti progressi ed alcuni paesi hanno promosso delle iniziative pubbliche al fine di promuovere una corretta alimentazione con un apporto salino congruo.
Nel Regno Unito tra il 2001 e il 2011 si è ottenuta una riduzione dell’introito salino del 15%, da 9.5 grammi a 8.1 al dì con la stima di un numero di vite salvate per anno pari a 8500.
Iniziative volte a controllare il contenuto di sale nel pane hanno ottenuto una riduzione del 36% in Cile, del 26% in Spagna e del 29% negli Stati Uniti. Nel 2013 il Sud Africa è stato il primo paese in cui sono state emanate leggi relative alla restrizione del contenuto salino nei prodotti dell’industria alimentare con l’obiettivo di ridurre il consumo di sodio a meno di 5 grammi per persona al giorno nel 2020.
Concludiamo infatti ricordando che l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda che l’assunzione di sale per un adulto sia inferiore a 5 grammi al giorno.
Più volte abbiamo parlato del sale nelle nostre newsletter vedi “SALE, IPERTENSIONE E INSUFFICIENZA CARDIACA” o ancora la dotta e saggia riflessione del prof. Ferri “STILI DI VITA: IL SALE. LO STUDIO PURE SODIUM”
Fonti:
Calling All Physicians : The Salt “Debate” Must Stop
Antonella Labellarte
Cardiologa
Ospedale S. Eugenio, Roma
